Quelli che non si arrendono: Claudio Fava
Scritto da Paola Francesca Caselli • Lunedì, 22 giugno 2009 • Categoria: Bouvètte
Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide,15/09/1925 – Catania 5/01/1984). Scrittore, giornalista e drammaturgo, oltre che saggista e sceneggiatore. Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale anti-mafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l'Orso d'Oro al Festival di Berlino 1980. È stato ucciso nel gennaio 1984 e per il delitto sono stati condannati dei membri del clan mafioso dei Santapaola.
È stato il secondo intellettuale ucciso da Cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978). È il padre del giornalista e politico Claudio Fava.
Claudio Fava, 52 anni, è nato a Catania. Laureato in Giurisprudenza, giornalista professionista dal 1982, ha lavorato per il Corriere della Sera, l'Espresso, l'Europeo e la Rai, in Italia e dall'estero. Dal 1984, dopo l'uccisione del padre, ha assunto la direzione de "I Siciliani" raccogliendo, assieme a tutti gli altri giovani compagni della redazione, il testimone di una battaglia che ha saputo fare, di questa rivista, un laboratorio di nuova cultura della legalità e dell'impegno antimafioso. Corrispondente per l'Espresso dall'America Latina alla fine degli anni Ottanta, è stato inviato speciale per molti giornali su numerosi fronti di pace e di guerra, dalla Somalia alla Cambogia, dall'Algeria al Libano, dal Salvador al Cile. Dal 1994 è editorialista de l'Unità. Fava ha sempre incrociato l'attività professionale con l'impegno politico. Tra i fondatori della Rete, deputato all'Assemblea Regionale siciliana nel '91 e al Parlamento nazionale dal 1992 al 1994 (componente dell'Ufficio di Presidenza della Commissione Stragi e della Commissione Esteri). Il 13 giugno 2004 è stato rieletto per la seconda volta deputato al Parlamento Europeo, nella lista 'Uniti nell'Ulivo', con 221.958 preferenze. E' stato vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale, membro sostituto della Commissione per gli affari esteri, della Commissione per la pesca, della Commissione per lo sviluppo e della Sottocommissione per i diritti dell'uomo. Componente della Direzione Nazionale dei Democratici di sinistra, è stato segretario del partito in Sicilia fino al luglio 2001. Dal 2009 è coordinatore nazionale di Sinistra e Libertà. Autore di numerosi libri e romanzi, ha scritto, assieme a Monica Zapelli e Marco Tullio Giordana, la sceneggiatura de "I cento passi" premiata, nel 2001, con il Leone d'Oro al festival di Venezia, con il Davide di Donatello e con il Nastro d'Argento.
Claudio Fava. Quanto è cambiato il nostro Paese dall'84 a oggi? Le vite sacrificate alla lotta alla mafia sono servite a ottenere risultati?
"Non parlerei di sacrificio. Nella vita di quanti sono morti per mano mafiosa c'è anzitutto la dignità di un mestiere, di un impegno civile, di una scelta di rigore morale. Che non sempre, in questo paese paga. E' cambiata l'Italia in questi 25 anni? Si sono ridotti gli spazi di impunità e s'è costruita una memoria collettiva, patrimonio di tanti, non solo di chi ha conosciuto e subito personalmente la durezza di quelle vicende. E' un paese più consapevole ma ancora incapace di assumere la lotta alla mafia tra le priorità civili e politiche".
Delle scorse settimane la notizia della concessione degli arresti domiciliari da 41bis ad un esponente mafioso. Parte del mondo politico, della magistratura e della società si indignano. Un'altra parte ritiene il 41bis un provvedimento 'superato'.
"Il 41 bis non è una vendetta ma una necessità. Fino a qualche anno fa buona parte dell'attività criminale delle mafie veniva amministrata direttamente dal carcere. L'isolamento al quale sono costretti oggi alcune decine di boss non è un accanimento nei loro confronti o una pena supplementare, ma la scelta di evitare che possano continuare a comandare sulla loro gente. Il 41 bis sarà superato solo quando avremo definitivamente sconfitto la mafia."
Il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, continua a esortare le Istituzioni e la società a mantenere attenzione e allarme perchè, come dice, nel nostro Paese 'di mafia si ha l'impressione che non se ne debba parlare'. "
C'è uno scadimento dell'attenzione, conseguenza del messaggio scellerato costruito da una parte della politica in questi anni: con la mafia occorre convivere, ridurne gli eccessi, evitare che la violenza tracimi, trovare insomma uno spazio di reciproca tolleranza o convenienza. Una filosofia devastante che ha finito per inquinare la discussione facendo pensare che una mafia che spara meno sia davvero meno pericolosa..."
'I disarmati' indaga le infinite zone grigie della compiacenza che hanno imbavagliato l'antimafia e reso possibile, talvolta addirittura favorito, l'esistenza della mafia. Fava, ci hanno disarmato? Ci siamo arresi? Cosa si può fare?
"Qualcuno s'è lasciato disarmare. Per convenienza o per mediocrità. Parlo delle armi della parola, della scrittura, dell'indignazione. Altri, e noi con loro, hanno continuato a ragionare, a tentare di svelare ragioni e impunità delle mafie. Non credo che serva altro: conservare memoria, lucidità, ostinazione. Nel proprio mestiere, nella propria vita."
La crisi dei mercati internazionali e quella economica diffusa. E' fantascienza supporre che esistano delle speculazioni mafiose nella crisi finanziaria attuale?
"No. La mafia si muove agilmente e rapidamente sui mercati internazionali, non ha regole o frontiere da rispettare e paga in cash. Cosa Nostra rappresenta oggi la forma più spregiudicata e pericolosa di un capitalismo sfrenato e impunito."
La mafia è una malattia inguaribile per l'Italia? O si continua a sbagliare la cura?
"Si guarisce da tutte le malattie. Purchè non si sbagli la cura."
Fava, alcuni giornalisti e politici sostengono che la vecchia mafia non esista piu', che il teorema 'cupola' sia finito insieme a Riina e Provenzano. Anche il ministro Brunetta ha sostenuto che ormai non si debba piu' parlare di mafia in Italia, ma di delinquenza, di organizzazioni malavitose. Perche' dunque lei e un'altra parte del Paese invece sottolineano la permanenza e la pericolosità del fenomeno mafioso?
"La domanda andrebbe rivolta a Brunetta e a quelli che la pensano come lui: da cosa traggono questa sicurezza? Forse da ragioni di obbedienza a un leader che ha appena finito di elogiare il mafioso Mangano come un eroe dell'omertà mafiosa?"
Lei fa parte purtroppo di quel gruppo numeroso di 'parenti delle vittime di mafia'.Cosa fa lo Stato nei vostri confronti? Quale supporto avete avuto?
"Lo Stato ha mille facce. Quella dei giudici impegnati, anche nel caso della mia famiglia, a cercare fino in fondo la verità E quella di alcuni notabili politici impegnati a negare, nei fatti e nei comportamenti, l'esistenza della mafia."
E le vittime delle scorte? Ultimamente in alcune occasioni di commemorazioni i parenti delle vittime delle scorte hanno lamentato una sorta di scarsa considerazione nei loro confronti e nei confronti della memoria dei loro cari. Si potrebbe fare di piu?
"Non ci sono gerarchie nel dolore o nella morte. Ci sono semplificazioni nei riti della memoria. Tutti i ragazzini sanno chi fossero Falcone e Borsellino, ma senza i Cento passi nessuno di loro saprebbe chi era e perchè è morto Peppino Impastato."

In Europa si parla di 'mafia'? Quali azioni sono state intraprese dal Parlamento Europeo nei confronti delle attività mafiose?
"Si sta cercando di estendere a tutti i Paesi Europei la cosiddetta 'Legge La Torre' per una confisca dei patrimoni mafiosi ovunque. Se passerà, sarà un colpo molto duro alle organizzazioni criminali europee."
Cosa farebbe se fosse lei il prossimo Premier? Una legge sul conflitto d'interessi, subito.
Il colore preferito di Claudio Fava?
Il blu.
Il libro?
"La strada", di Mc Carty
Il film? "Il grande Lebowsky"









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