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Cucina molecolare e NAS il parere dello Chef Matteo Cappabianca - I parte

Scritto da Paola Francesca Caselli • Domenica, 7 giugno 2009 • Categoria: Autogrill




Negli ultimi giorni ha fatto molto scalpore la notizia di una serie di controlli dei NAS a prestigiose cucine italiane, guidate da famosissimi Chef. Nel setaccio degli inquirenti sale, olio, sughi, creme, alla ricerca di additivi  ipotizzati dannosi per la salute o non conformi alla Legge in tema di alimentazione. Per cercare di capire un po’ meglio di cosa si sta parlando e cosa sono questi additivi,  abbiamo cercato la consulenza di uno Chef.


Matteo Cappabianca, torinese, segno zodiacale Sagittario. Ex-scenografo. Un giovane talento artistico reinventato in cucina.

Silenzioso ma operoso, come ogni torinese che si rispetti. Un torinese Doc, di origini pugliesi, naturalizzato romano.

Chef, che cos' è la  cucina creativa?




"Creativo, in cucina, può significare ripensare l'abbinamento degli ingredienti o dei sapori e può voler dire inventare
nuove consistenze. Pensando alla cucina tradizionale, ma immaginando un allestimento contemporaneo. La creatività è ripensare non solo
l’allestimento del piatto dal punto di vista estetico, ma  l’accoppiamento equilibrato di ingredienti e provenienze, in modo non scontato, anche quando affronti un piatto tradizionale come la lenticchia col cotechino oppure i piatti regionali. Ad esempio un piatto classicissimo come le  lenticchie con cotechino,  può diventare 'fette di cotechino avvolte in gelatina di lenticchie'. La gelatina di lenticchie  si può ottenere frullando le lenticchie e mescolando un additivo, nel caso specifico un addensante."



Ci siamo! Hai nominato la parolaccia. Cos'è un 'additivo' e perchè i NAS stanno compiendo tanti controlli su queste sostanze?


"Un additivo è una sostanza che produce dei risultati aggiuntivi. Un addensante non è niente di terribile e pericoloso. La colla di pesce è un addensante. Negli ultimi anni in cucina, o meglio nelle cucine di livello alto, si utilizza un addensante tipo l’Agar-agar,  cioè un' alga in polvere, che non ha niente di innaturale,  né di nocivo. L’industria alimentare produce anche un’alga non-naturale ma non è detto che siano nocive per la salute. L’Agar viene utilizzata in una tradizione centenaria nella cucina giapponese. E' un ingrediente ricco di qualità. Il fatto che l’Agar scioglie a 90 gradi, rende possibile dare forme completamente nuove a sapori tradizionali. Ad esempio si può ottenere un 'grana' di pesce, che si fa partendo da un brodo di pesce, addensato con l’alga e poi frullato. Oppure dare forme insolite a sapori che siamo abituati a consumare liquidi. Ecco, questi sono gli scopi dell’utilizzo degli addensanti, o additivi, in cucina. E ripeto, nella cucina di alto livello. I cuochi giapponesi svuotavano le uova e le riempivano con foglie, ingredienti insoliti,  sapori, per rendere scenografico il momento del mangiare. Non c’è niente di chimico in senso negativo: uova alle more, alle fragole, al sapore di pesce, con fiori al loro interno. Fantasia non nociva, sorprese, che danno soddisfazione anche agli altri sensi coinvolti nell'esperienza del cibo. E' un fatto culturale che abbiamo portato anche in occidente."


Stiamo parlando di cucina creativa ma anche di quella che viene definita 'chimica' o 'molecolare'. Quali altri processi si usano?



"Esistono diverse procedure. Una per esempio è la 'Sferificazione' che si utilizza per fare il caviale con qualsiasi elemento. Anche in questo caso  si utilizza un altro additivo. Con lo stesso principio si possono ottenere formaggi di pesce….etc."



Come viene regolamentata in Italia l'introduzione di questi nuovi ingredienti?

La nostra Legge, a parte la fase di controllo preventivo per l'ingresso nel nostro mercato, prevede che sull'etichettatura esterna gli ingredienti siano scritti in lingua italiana. I prodotti esteri, che non rispettano questi requisiti, nelle cucine italiane non dovrebbero esistere, per l’attuale Legge. Qualsiasi Chef, soprattutto di livello tanto alto, lo sa perfettamente. Casomai il problema credo dovrebbe porsi per le cucine di livello inferiore.


Ma perchè si cita tanto lo Chef Adrià in questa storia degli additivi?

  Perchè Adrià è un po' il padre della cucina cosiddetta 'chimica' e ha anche creato una linea di prodotti apposita che distribuisce. Ma L’utilizzo di sostanze chimiche o additivi necessita di una grande esperienza e un grande studio, non è affatto cosi semplice e diffusa. Richiede studio e sperimentazione. Investimenti. Il punto è che chi fa ricerca e crea ad alto livello , non sarà mai qualcuno che ti avvelena. Io mi preoccuperei dei cuochi di basso livello che possono casomai avvelenarti non avendo competenza in questa materia e soprattutto, il rischio piu’ alto viene dalle industrie alimentari, che certamente fanno grande ricorso alla chimica, ai conservanti e ai coloranti.


E i coloranti nella ristorazione?


Nella ristorazione in genere i coloranti servono per effetto scenico e quasi tutti i coloranti utilizzati sono di origine naturale anche se prodotti
dall’industria chimica. Anche le spume e le schiume fatte coi sifoni utilizzano un componente che normalmente l’industria alimentare utilizza per la produzione di bibite, dunque di per sè non sono nocive, o almeno nel loro utilizzo nell'industria alimentare non vengono considerate nocive.

E Matteo Cappabianca cosa utilizza di chimico?


A me piace utilizzare l’azoto liquido, per cuocere gli ingredienti a temperature sotto lo zero (circa 200* sotto lo zero) lo usa anche Heinz Beck alla Pergola dell’Hilton, è un metodo di cottura che permette di conservare il sapore originale degli ingredienti esaltando l’aspetto estetico dei piatti.



Che tipo di cucina fai?

Una cucina creativa  basata sull’utilizzo di tutti gli ingredienti esistenti sul mercato, compresi ingredienti freschi che arrivino dal sud America o dalla Spagna o dal Giappone. Quello che cerco è di realizzare piatti semplici, di alta qualità, senza escludere alcun ingrediente, nè quelli poveri nè quelli piu' ricercati.



La seconda parte dell'intervista sarà IN LINEA L'8 GIUGNO. Per i lettori di 100interviste IN ESCLUSIVA La Ricetta dello CHEF.

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4 Commenti

Mostra commenti (Cronologicamente | Per argomento)
  1. L\'intervista è interessante e per questo vi ringrazio per il servizio.
    Pero una domanda mi viene spontanea, perche per parlare di additivi si chiede l\'opinione ad uno chef, e non magari ad un chimico o biologo o scenziato, o comunque qualcuno che sia laureato in scienze dell\'alimentazione? credo che continuando ad intervistare uno chef si continui nella falsa riga di Striscia, anche se le opinioni di Matteo le condivido appieno, ma uno chef non ha la voce nel capitolo.
  2. Caro Walter, grazie per il tuo apprezzamento. L'indagine dei NAS è avvenuta "contro" gli Chef e proprio perchè sono loro ad utilizzare questi prodotti nelle loro cucine. I chimici o un laureato in scienza dell'alimentazione non è affatto detto che abbiano competenza in materia di preparazione dei cibi. La cosa fondamentale poi, come ci ha raccontato anche Matteo, e che spiega nelle sue lezioni Davide Cassi, ovvero il maggior esperto in materia in Italia, è che questi prodotti cioè gli additivi, sono prodotti quotidiniamente e tradizionalmente utilizzati nell'industria alimentare per produrre tutto ciò che consumiamo confezionato. La rivoluzione l'hanno portata gli Chef, NON inventando i prodotti, ma utilizzando alcuni di quei prodotti per altre funzioni. Dunque gli Chef sono proprio quelli che hanno maggior voce in capitolo per spiegarci cosa e come usano prodotti nelle loro cucine.
  3. Carina la risposta, quindi dovrei dedurre che ogni qualvolta (in qualsiasi ramo culinario ) un professionista utilizzi in modo diverso o creativo un additivo alimentare venga messo subito al staccio da giornalisti, tv e Nas.
    Io ora ho parzialmente abbandonato il mio mestiere di chef, ora lavoro per una compagnia che commercializza additivi alimentari (resta comunque di fatto che se posso li evito) ed oggni giorno ci imbattiamo in sperimenti che possano ottenere risultati differenti utilizzando additivi impensabili, sempre nel rispetto delle regole.
    E i nostri clienti sono svariati, perlopiu carneoconservieri.
    Non dico che la polemica innescata non sia giusta, non dico che effetivamente non ci sia un problema di fondo, e che sopratutto gli chef formati in materia se superano il 3 percento è gia molto.
    Quindi parlarne fa senz'altro bene.
    La mia preoccupazione è che non si distingue bene, ma si tende a generalizzare già dalla normativa europea.
    Non basta chiamarli additivi alimentari ma bisognerebbe dividerli per categoria, da quelli innoqui a quelli pericolosi.
    Se uno chef utilizza la lecitina, che si trova anche al super (la sposorizzava Mick Buongiorno) sta di fatto utilizzando un additivo, come la colla di pesce, ma che spiegazioni deve dare ai consumatori.
    Quando ci sono migliaia di trattorie che non cambiano mai l'olio della friggitrice.
    Quindi credo che il probblema andrebbe affrontato diversamente, e consultare quei pochi chef a partire dal primo Adrià che veramente agiscono con cognizione di causa non serve a molto. é normale che un bottura, cappabianca,fusto, bocchia ti sanno dare delle spiegazioni plausibili.
    Proviamo ad intervistare i professori delle scuole, troviamo e dimostriamo dov'è che sta l'inghippo.
    Se Adrià vende additivi è perche la legge glielo consente, se uno chef di cucina utilizza un additivo a braccio è perche sempre tramite la legge (direttamente o indirettamente) gli è stato permesso di farlo.
    La mia non vuole essere una polemica, ma una discussione intelligente, con toni melodiosi.
    Nel caso avessi offeso non era intezione e me ne scuso .
    Ancora complimenti e grazie per la risposta.
  4. Caro Walter, nessuna offesa nè disturbo, questo spazio vuole essere un luogo dove conoscere un po'meglio personaggi e fatti della nostra società. La questione additivi è complessa, la legiferazione in materia altrettanto, la discussione avvincente. Quello che vorrei riuscire a fare è rimanere fuori dal motto italiano "dove sta la magagna". Non credo che ci debba essere perforza una magagna o "inghippo" da qualche parte. E, se ci fosse, l'unica maniera per scoprirlo è documentarsi, conoscere, informarsi sull'argomento in modo da farsi una idea delle cose, non mediata da interessi di parte. Grazie, continua a seguirci e buon lavoro.!

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