Trionometry nuovo disco per Steve Cantarano-esclusiva per 100interviste
Scritto da Paola Francesca Caselli • Martedì, 29 settembre 2009 • Categoria: Wine corner
Stefano (Steve) Cantarano, romano, classe '64.
Segno zodiacale Capricorno.
Segni particolari:
Contrabbassista Jazz.
Diplomato in contrabbasso al Conservatorio di Pescara e in Musica Jazz presso il Conservatorio di Frosinone, ha collaborato e partecipato alla produzione discografica di moltissimi protagonisti del Jazz contemporaneo, tra i quali:
Gerardo Iacoucci, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Massimo Urbani, Paolo Fresu, Ettore Fioravanti, Riccardo Fassi, Antonello Salis, Mike Melillo, Dusko Gojkovic, Etta Cameron, Elvio Ghigliordini, Giovanni Ceccarelli, Stefania Tallini, Donald Harrison, Eddie Wied, John Ramsay, Bob Gullotti, Idris Muhammad, Gary Bartz, George Garzone, Gary Smulyan, Bryan Carrott, Lee Konitz, , Heddie Henderson, Mike Goodrick, Steve Lacy, Rick Margitza, Alex Sipiagin, Carol Yamazachi.
Ha partecipato a decine di Festival Jazz in tutto il mondo. Dal 1989 insegna basso elettrico contrabbasso, armonia e tecnica dell' improvvisazione in molte scuole di musica presso i quali tiene anche dei seminari.
Insieme ad Alessandro Bravo (piano) e Alessandro Marzi (batteria) ha dato vita al trio 'Trionometry', che è anche il titolo del loro nuovo disco, in uscita in questi giorni. L'ho incontrato per farci raccontare questo nuovo progetto.
Steve, o preferisci essere chiamato Stefano? Il nome è un fatto di ritmo?
"Io preferisco Stefano. L'essere chiamato Steve è legato all'inizio di questa ia avventura nel mondo della musica. Il fatto di essere nato negli Stati Uniti, ha dato 'il la' ad alcuni amici e colleghi per americanizzare il mio nome, come a sottolineare la forte dipendenza che ha il jazz dalla matrice americana. Sai, un modo di attraversare le barriere storiche e culturali che ci separano come Europei, dai colleghi d'oltreocano."
Stefano, dunque, come nasce la tua storia musicale? Quando hai cominciato e perchè il Jazz?
"Ho cominciato come molti, formando gruppi con i compagni di scuola, in particolare ho cominciato con il Rock, che aveva segnato gli anni '60 e '70. Suonavo il basso elettrico, poi l'ascolto di "Kind of Blue" di Miles Davis mi ha avvicinato definitivamente al jazz. Inizialmente ero molto attratto dal jazz-rock. poi un giorno, nella scuola di musica in cui studiavo, c'era un contrabbasso. L'attrazione è stata immediata e già dopo averci suonato poche note, capii che quello era il mio strumento! Così ho cominciato ad ascoltare tutto quello che potevo, i dischi dei grandi come Armstrong, Ellington, Parker, Monk, Davis, Coltrane, Coleman, Shorter e tantissimi altri. E trascrivevo tutte le linee di basso dei miei contrabbassisti preferiti. Ho iniziato ad approfondire lo studio dell'armonia e della tecnica dell'improvvisazione.
Nel giro di due anni, da quel momento, suonavo già nei jazz club e in alcuni Festival."
Ma in Italia una scuola di contrabbasso 'jazz' non esisteva..
"No, ma io ho cominciato ad approfondire lo studio del contrabbasso classico. Mi sono diplomato al conservatorio e ho capito che però la mia strada era il jazz. Il jazz perchè è una musica che offre grandi possibilità espressive. Ha un linguaggio complesso, molto articolato, ma lascia grandi spazi per esprimere la propria sensibilità individuale. Io credo che il jazz sia una specie di contenitore, in cui possono confluire qualsiasi forma e qualsiasi genere musicale, ma anche esperienze derivate da altre forme d'arte. Uno scambio che arricchisce in modo determinante il linguaggio del jazz."
con Alessandro Marzi e Stefania Tallini
Tu hai un lungo curriculum di collaborazioni prestigiose, e hai all'attivo molti dischi in formazione con grandi del jazz contemporaneo. Diventare compositore è un'evoluzione naturale per un musicista?
"Beh, io penso che sia un'esigenza. Deriva dal bisogno di organizzare in una struttura melodico-armonica, quello che in un brano jazz, è normalmente espresso con l'improvvisazione. Penso che nel jazz moderno, la composizione ha assunto sempre più un ruolo importante. E' difficile per un musicista jazz non cimentarsi con la scrittura, anche se l'improvvisazione, resta la linfa vitale. Sai, l'improvvisazione è una composizione istantanea, un'espressione immediata, che sancisce il livello della propria libertà espressiva."
Stefano, tu coltivi una grande passione e talento per la scrittura e l'arrangiamento dei pezzi. Ho avuto modo di ascoltare alcuni tuoi pezzi arrangiati per big band, davvero coinvolgenti ed emozionanti. E ricordo alcuni concerti del tuo 'Work in Progress' con grandissimi musicisti e brani originali davvero densi di energia. Come si comincia ad arrangiare un pezzo?
"Composizione e arrangiamento sono due facce della stessa medaglia. Un bravo arrangiatore è in grado di prendere una semplice melodia e trasformarla completamente, in tutte le sue componenti. Ritmica, armonica, timbrica, dando vita a una nuova veste della composizione originale. Spesso si riesce a valorizzare a tal punto il brano originale da, creare qualcosa a sua volta originale. Come fosse un pezzo nuovo che ha preso vita dal precedente. Io non mi ritengo un vero e proprio arrangiatore, ma per me è stato fondamentale studiare e approfondire questa materia. I concerti che ricordi, infatti, erano il frutto di pezzi che avevo scritto e arrangiato per il gruppo "Walk in progress". Una band che oltre alla sezione ritmica era formata da una sezione fiati di 7 elementi. Un'esperienza molto importante per il mio percorso musicale."

Esce in questi giorni un tuo disco in trio, che si intitola 'Trionometry'. Ce ne parli?
"Trionometry è il titolo del disco e anche il nome del gruppo. Un trio appunto, composto da me, Alessandro bravo al pianoforte e Alessanndro Marzi alla batteria. E' un lavoro a cui tengo molto. Stiamo lavorando insieme già da 4 anni e questo disco è il frutto di una collaborazione consolidata, anche se io lo ritengo un punto di partenza, dal quale muoversi per cercare di fondere in modo sempre piu' originale le nostre esperienze musicali e personali."
Com'è nato il nome del gruppo? 'Trionometry' suggerisce tante interpretazioni..
"Abbiamo scelto questo nome perchè il nostro è un gruppo in cui i ruoli sono paritari, Non c'è un leader con dei musicistii che lo accompagnano. Ognuno di noi porta, all'interno del gruppo, le proprie idee ed esperienze e l'obiettivo è quello di riuscire a portar fuori non la somma di tre suoni, ma un suono unico che sia la fusione dei tre. Da una parte il rigore della Trigonometria e dall'altra proprio il suo opposto Trio-No-Metry"
Alessandro BravoChi sono i tuoi compagni di avventura?
"Sono innanzitutto degli amici, con i quali c'è un rapporto profondo di stima e di rispetto. Questo rapporto, nel momento in cui arriviamo a suonare, rende ognuno di noi essenziale all'altro. La nostra idea di gruppo è quella di un gruppo aperto al mondo che racconti, attraverso la musica, la realtà che ci sta intorno, in tutti i suoi risvolti. Trionometry è la sintesi degli opposti. E' mettere ordine permettendo all'energia di scorrere. E' un mettere ordine mentre allo stesso interno cresce una forza che spinge nella direzione opposta, verso il disordine, destrutturando, cercando quella libertà totale che forse è proprio l'anima piu' pura del Jazz."
Intanto devo dire, che a me è molto piaciuto perchè ascoltandolo si compie una sorta di viaggio musicale. Con melodie che pur declinate in linguaggio europeo, sono ricchissime di citazioni e richiami al grande Jazz d'oltreoceano. In tutto il disco si avverte con evidenza il respiro unico del trio e ci si lascia prendere per mano piacevolmente.Che disco è per te Trionometry?
"Ti ringrazio.Questo disco contiene 9 brani originali, alcuni scritti da me altri da Alessandro Bravo. Ma tutti i pezzi sono stati profondamente elaborati dal trio, fino a farne dei brani "Trionometry". Questo fa parte dei nostri obiettivi. Musicalmente parlando, non possiamo non fare i conti con i grandi trii del passato e del presente- il nostro ambizioso tentativo è quello di elaborare esperienze meravigliose come quelle ad esempio del trio di Bud Powell, Bill Evans, Chick Corea e cercare di trovare un sound originale, magari piu' europeo, insomma uno stile riconoscibile."

Stefano, negli ultimi 20anni il jazz in Italia sembra aver conquistato un grande successo di pubblico. Credi che ci sia spazio per i nuovi talenti nel nostro Paese? O siamo ancora saldi nel ricordo dei mostri sacri del jazz afro-americano?
"I mostri sacri" sono stati fondamentali, perchè sono stati capaci di portare il jazz al suo massimo sviluppo e farlo diventare in pochi decenni una delle piu' innovative forme d'arte del XX secolo. All'inizio il jazz si è sviluppato in America. E' lì che si sono incontrate e scontrate la cultura africana con quella occidentale, trovando una fusione in continua evoluzione. Io oggi forse guardo di più al jazz europeo, che negli ultimi 30anni
è riuscito ad elaborare una sua fisionomia. In Italia negli ultimi anni c'è stata una grande evoluzione nel livello dei suoi musicisti. Abbiamo dei talenti straordinari che spesso purtroppo si trasferiscono all'estero per poter continuare ad essere musicisti.
In Italia purtroppo, nel pubblico, non c'è stata la stessa evoluzione. Se da un lato l'offerta di scuole, corsi, libri e metodi è aumentata tantissimo, dall'altra parte televisione, radio e giornali di fatto hanno ridotto gli spazi. In alcuni casi direi completamente azzerato gli spazi sia per quanto riguarda la diffusione dell'istruzione musicale sia per la diffusione delle manifestazioni musicali. "
Pensi che dipende dal jazz? Ancora una musica da nicchia?
"Guarda. Il jazz non è sicuramente una musica facile all'ascolto. Ma potrebbe avere un numero molto maggiore di fruitori se fosse considerata una forma d'arte importante, come altre. Vitale per la crescita culturale del nostro paese. Purtroppo per gran parte dei media quello che non è vendibile velocemente perde considerazione."

I progetti futuri di Stefano Cantarano e di Trionometry?
"A ottobre con il trio saremo in Giappone per un breve tour. Faremo anche dei concerti con una cantante jazz giapponese molto conosciuta e apprezzata nel suo Paese: Carol Yamazachi. Con lei lo scorso anno abbiamo inciso il suo disco " Yesterday when I was young".
"Dopo il Giappone inizieremo a presentare il nostro disco dal vivo."
Mentre ti auguro un buon viaggio, passo alle domande di rito. Qual è il tuo colore preferito?
Il tuo libro preferito?
"Direi almeno due: 'Il lupo nella steppa' e 'Le città invisibili '
Il film?
Il tuo piatto preferito?
"Un piatto che adoro la 'Moussaka' "
Vuoi ascoltare in anteprima alcuni pezzi di Trionometry? Li trovi qui









0 Commenti
Aggiungi Commento