"Cosa voglio di piu"- Il nuovo film di Silvio Soldini. L' intervista
Scritto da Paola Francesca Caselli • Sabato, 3 aprile 2010 • Categoria: Wine corner
Silvio Soldini, milanese, classe 1958. Regista. Autore di tanti film amati dalla critica, ma anche dal pubblico. Uno per tutti: "Pane e Tulipani."Il prossimo 30 aprile uscirà il suo nuovo film "Cosa voglio di piu'" una storia in equilibrio tra sentimenti contrastanti, inquietudini, tra sogni d'amore e quotidianità scontate. Un quadro su una generazione alla ricerca di qualcosa che non trova.
Note biografiche. Dopo aver frequentato a New York un corso di cinema alla NewYorkUniversity, nel 1983 gira il suo primo mediometraggio in 16mm 'Paesaggio con figure' che, insieme a 'Giulia in ottobre', ottiene riconoscimenti a vari Festival nazionali e internazionali. Nel 1984 crea la società di produzione Monogatari e dal 1985, con 'Voci velate', inizia la sua attività in campo documentaristico. Il suo primo lungometraggio 'L'aria serena del'oveste', vince diversi premi a Festival internazionali e registra un significativo successo di pubblico.
Dopo 'Un'anima divisa in due' e 'Le acrobate', nel 2000 realizza la sua prima commedia, 'Pane e tulipani' che ottiene un grandissimo successo di critica e di pubblico, anche a livello internazionale. Il film vince 9 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, 9 Ciak d’oro, e ottiene 3 nomination agli European Academy Awards. Ha grande successo in Germania, Svizzera, Argentina, Brasile, Stati Uniti. Nel 2002 gira 'Brucio nel vento', film drammatico tratto dal romanzo “Ieri” di Agota Kristof. Presentato in concorso al Festival di Berlino, il film ottiene 8 nomination al David di Donatello e vince il premio per il miglior film all’International Festival Film by the Sea di Vlissingen, Olanda. Nel 2004 realizza 'Agata e la tempesta', seconda commedia, questa volta su toni più surreali. E nel 2007 'Giorni e nuvole', vincitore di 2 David di Donatello, con Margherita Buy e Antonio Albanese, un film in presa diretta che affronta il tema molto attuale della perdita del lavoro anch'esso molto apprezzato sia dalla critica che dal pubblico.
"Da due suggestioni diverse. Il desiderio di posare lo sguardo sulla realtà di questo momento storico, come in Giorni e nuvole, e di raccontarla 'dal dentro', dal basso. E poi quello di affrontare il racconto di una passione d’amore nel modo più diretto possibile, seguendo i personaggi nel loro percorso emotivo, nella verità di ogni attimo.
Tutto è cominciato quando una mia amica impiegata mi ha raccontato il momento che stava vivendo: per la prima volta è stato un episodio di vita reale a fare scattare l’idea di un film."
Cosa ti interessava esplorare con il racconto di questa storia d’amore?
"Il racconto di quella vicenda personale mi ha trasmesso una forte sensazione di mancanze: di tempo, di luoghi per incontrarsi, di soldi... Volevo mettere in scena proprio questo. Un innamoramento, una grande passione, ma in un contesto familiare, sociale, culturale molto specifico, con tutti i condizionamenti che ne derivano. Nel cinema storie di questo tipo sono spesso avulse da tutto ciò che c’è intorno. I personaggi in fondo sono liberi, non hanno grossi impedimenti, si parla solo d’innamoramento e di tradimento. Assieme ai miei sceneggiatori volevo invece raccontare personaggi molto reali e quindi con i problemi di tutti, come fossero persone che conosciamo, in situazioni di vita che tutti noi viviamo.
Anni fa rimasi molto colpito da un film come Innamorarsi, dove due star come De Niro e la Streep sembrano persone qualsiasi."
Anna (Alba Rohrwacher) e Domenico (Piefrancesco Favino) sono anime divise in due…
"Si. Da una parte c’è la voglia di buttarsi e vivere fino in fondo la passione e l’amore, dall’altra la paura, il senso di responsabilità, la considerazione di ciò che si è investito per avere la vita che si ha, la famiglia…
Anche il pubblico finirà inevitabilmente per dividersi…
Il film mostra la ricchezza delle possibilità umane, i diversi modi di reagire agli avvenimenti, ma non si schiera. Il pubblico potrà identificarsi con tutti i personaggi. L’essere inevitabilmente in contrasto con ciò che vogliono i due protagonisti non rende
Alessio, il compagno di Anna, e Miriam, la moglie di Domenico, dei personaggi negativi. Sono solo umani."

Dopo due film ambientati a Genova sei tornato a Milano, dove mancavi cinematograficamente dal 1993. Come l’hai trovata?
"Una storia del genere non potevo che ambientarla a Milano. Anna vive nell’hinterland e ogni giorno per lavorare viene in centro col treno, i suoi genitori e la zia stanno in periferia dove hanno anche una lavanderia, Domenico vive in una specie di grattacielo periferico… Mi piaceva indagare il rapporto tra centro e periferia, molto cambiato negli ultimi tempi, sia dal punto di vista sociologico che pittorico. Mi interessava fotografare un paesaggio urbano modificato, i centri commerciali, i lavori in corso, le costruzioni che avanzano..."
In Cosa voglio di più prosegui con lo stile documentaristico inaugurato con Giorni e nuvole. Anche questa volta è la storia a dettare i modi di ripresa?
"Si, l’idea è che il lavoro di messa in scena non si veda, non si noti. La sensazione dev’essere quella di cogliere la realtà nel suo divenire, così che tutto sembri accadere proprio in quel momento. Come se fossimo scesi in strada con la macchina da presa, tra la gente reale. Ramiro Civita, il direttore della fotografia, ha lavorato su una luce molto naturale che ci permetteva di muovere gli attori il più possibile negli spazi. Inoltre è bravissimo con la macchina a mano, che per un film con questi presupposti è uno strumento direi fondamentale. Quando la si usa bene, con le sue piccole imperfezioni, può solo aggiungere verità a quello che si racconta. E poi certo, prima di tutto è il regista che deve sempre chiedersi se quello che vede accadere davanti all’obiettivo è vero.
La macchina da presa segue i personaggi, è sempre alla loro altezza, complice e partecipe, e li inquadra spesso da dietro per essere insieme a loro, senza giudicarli...
E poi, non se ne parla mai, ma c’è anche il montaggio. È lì che le scene prendono veramente vita e a volte si riscrivono. Cosa voglio di più è un film in cui il montaggio di Carlotta Cristiani è stato fondamentale anche per trovarne la musica, con tagli, a volte, anche grezzi, in controtempo, ma sempre finalizzati a raccontare meglio, per cogliere l’emozione in ogni piccolo momento regalato dagli attori."
Nei tuoi film si nota sempre una grande attenzione per i cosiddetti ruoli minori.
"È una delle cose che ho imparato dal cinema americano, capace non di rado di creare personaggi secondari più memorabili dei protagonisti. Io provo anche le scene più brevi e mi piace costruire piccoli personaggi che si vedono magari anche solo per pochi secondi. Il termine “ruolo secondario” in fondo non mi piace. Un ruolo è secondario o minore in termini di tempo sullo schermo, ma spesso non di importanza nella storia."
La colonna sonora di Giovanni Venosta questa volta è rockeggiante…
"Si, con Giovanni ogni volta è una nuova avventura. La cosa che detestiamo più di tutte, sia io che lui, sono i film che hanno una musica già sentita…e ce ne sono tanti! Così cerchiamo sempre di trovare una partenza molto precisa. Con Pane e tulipani eravamo partiti da un tango, quello che lui stesso aveva scritto per la scena finale; con Giorni e nuvole dal suono del buzuki, che ci portava ad atmosfere mediterranee.Questa volta invece si è parlato subito di un sound rock, e tutto è cominciato da un pezzo di Giovanni ispirato alla musica di un film di Lynch."
Lavori con Lionello Cerri, che ha prodotto anche questo film, da i tempi di Brucio nel vento. Un sodalizio che si è rafforzato nel tempo..
"Ormai conosciamo pregi e difetti reciproci, possiamo persino litigare senza che questo comprometta il nostro rapporto! Con un produttore non è sempre facile capirsi, i punti di vista non sempre coincidono. Ma l’importante è fidarsi reciprocamente e credere nella reciproca onestà. Con Lionello è così."
> COSA VOGLIO DI PIU'- Regia di Silvio Soldini - Prodotto da Lionello Cerri (Lumière film) co-prodotto da Ruth Waldburger - Distribuito da Warner Bros. Pictures - Nel cast: Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Monica Nappo, Tatiana Lepore, Sergio Solli. - Scheda e trama su 100cinema








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