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Suso Cecchi D'Amico. La regina degli sceneggiatori.

Scritto da Paola Francesca Caselli • Sabato, 31 luglio 2010 • Categoria: Coffee Break


100interviste Suso Cecchi d'AmicoUn'altra stella del cinema italiano si è spenta ieri. Suso Cecchi D'Amico, la regina degli sceneggiatori italiani, è scomparsa ieri, all'età di 96 anni.


Nonostante nel nostro Paese, a differenza dei Paesi anglosassoni, non venga dato il giusto rilievo al lavoro degli sceneggiatori, molti dei quali restano degli sconosciuti ai piu', anche quando si tratta di film di grandissimo successo, Suso Cecchi D'Amico è un nome impresso nella memoria di generazioni di italiani e non solo degli addetti ai lavori.
A lei si devono tanti dei piu' bei film del cinema italiano, tra cui tutti i film di Luchino Visconti. Ma anche molti piu' recenti come ad esempio: "Oci Ciornie", "Il male Oscuro", "Speriamo che sia femmina".


Io, ho avuto la fortuna di incontrarla alcuni anni fa, in occasione di un Corso per sceneggiatori. Arrivò puntuale, nonostante la fatica che già le costava muoversi. E letteralmente ci incantò, con i suoi racconti di cinema, col suo "mestiere" raffinato. Una fermezza ruvida e potente che sposava perfettamente il timbro scuro della sua voce. Nello spazio di quella stanza, ricordo, sembrava occupare tutta l'aria. Una donna straordinaria, di quelle che lasciano un vuoto solido con la loro assenza.


Per ricordarla ho scelto un' intervista bellissima, realizzata dalla nipote Margherita


NOTE BIOGRAFICHE: Figlia del critico letterario Emilio Cecchi, per molti anni si dedica alla traduzione di testi letterari inglesi e francesi, nello stesso tempo intraprendendo l'attività giornalistica. Si unisce in matrimonio con il critico musicale Fedele D'Amico. Debutta nella scrittura cinematografica con “Mio figlio professore" (1946) di Renato Castellani, firmato assieme al
padre ed al commediografo Aldo De Benedetti. Collabora con Tellini e Luigi Zampa a “Vivere in pace" (1947) e “L'onorevole Angelina" (1947), entrambi diretti da quest'ultimo. Insieme a Cesare Zavattini, dà vita ad alcune delle opere più significative del neorealismo, da “Ladri di biciclette"(1948) a “Miracolo a Milano" (1951): allo sceneggiatore emiliano (come a Flaiano, con cui comincia a lavorare nel '46 per “Roma città libera" di
Marcello Pagliero), la unisce il gusto per la fusione del fantastico con il quotidiano in chiave drammatica, tuttavia non aliena da sottolineature ironiche. E' l'inizio di un percorso straordinario, che porterà il suo nome accanto a quello dei più prestigiosi registi di casa nostra: Michelangelo Antonioni (“I vinti", 1952; “La signora senza camelie", 1953; “Le amiche", 1955), Francesco Rosi (“La sfida", 1958; “I magliari", 1959; “Salvatore Giuliano", 1962), Alessandro Blasetti (“Tempi nostri", 1954; “Peccato che sia una canaglia", 1954), Renato Castellani (“Nella città l'inferno", 1958). E', tuttavia, il sodalizio
con Luchino Visconti a caratterizzare maggiormente la sua opera: a cominciare da “Bellissima"
(1951), ella firma tutti i titoli del regista milanese, ad eccezione de “La caduta degli dei" (1969) e di “Morte a Venezia" (1971). Pronta a farsi coinvolgere anche dal cinema di genere (lo spaghetti-western “L'uomo, l'orgoglio, la vendetta", 1967, di Luigi Bazzoni), predilige in ogni caso gli autori: è con Franco Zeffirelli per “La bisbetica domata" (1967), “Fratello sole, sorella luna" (1972) e “Gesù di Nazareth" (1977); con Citto Maselli per “Gli indifferenti" (1964): con Luigi Comencini
per “Le avventure di Pinocchio" (1972); con Nikita Mikhalkov per “Oci ciornie" (1987). Scomparso Visconti, si è legata artisticamente a Mario Monicelli: i frutti migliori dell'unione sono, probabilmente, “Speriamo che sia femmina" (1986) ed “Il male oscuro" (1990). Tra le sue fatiche più recenti, meritano segnalazione “La stanza dello scirocco" (1998) di Maurizio Sciarra e “Il cielo cade" (2000) di Andrea ed Antonio Frazzi. Il racconto dei suoi cinquant'anni d'attività nel cinema è contenuto nel volume “Storie di cinema... e qualcos'altro", pubblicato nel '96 da Garzanti.
(fonte RAI Italica)



Suso Cecchi d'Amico intervistata dalla nipote Margherita. I suoi racconti di Luchino Visconti.





Ciao Suso!



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