Oggi parliamo con ... confidenze, curiosità, confessioni

Io quella volta lì...Claudio Bisio. L'intervista in esclusiva per 100network

Scritto da Paola Francesca Caselli • Giovedì, 25 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Coffee Break

Claudio Bisio, non ha bisogno di presentazioni. Lo conosciamo tutti e gli siamo affezionati e grati perchè ci fa divertire da anni, con un umorismo garbato e mai volgare, che ci aiuta spesso a riflettere su temi importanti, senza perdere il sorriso. Un attore di grandissimo talento, che a noi sembra molto sottovalutato dal nostro cinema, dove invece si è dimostrato sempre un interprete straordinario.

Lo abbiamo incontrato in occasione dell'avvio della tourné teatrale di "Io quella volta lì, avevo 25 anni" di Giorgio Gaber, che ha preso il via in questi giorni e toccherà diverse città italiane fino a Natale.


Claudio Bisio, attore. Classe 1957. Segno zodiacale: Pesci -cuspide Ariete e si vede:-) -
Segni particolari: di una umanità travolgente


100interviste Claudio Bisio_intervista in esclusiva


Note biografiche: Nato a Novi Ligure e cresciuto a Milano, si è diplomato alla Civica scuola d'arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano. Negli anni 70 fu attivista di Avanguardia Operaia, alternando l'impegno politico, con la passione per il teatro.
La sua prima apparizione significativa in televisione è la partecipazione al programma Zanzibar (1988), una sorta di sitcom ante litteram.
Dopo alcune partecipazioni a programmi televisivi ideati da Paolo Rossi (Su la testa! e Cielito Lindo), insieme a degli esordienti di talento come Antonio Albanese, Maurizio Milani e Aldo Giovanni e Giacomo, al principio degli anni 90 Bisio ottiene un sorprendente successo come cantante sui generis con la geniale Rapput, scritta a quattro mani con Rocco Tanica (Elio e le Storie tese) a cui seguirà l'esilarante album Paté d'animo.

Contemporaneamente, è fra gli interpreti di "Mediterraneo" di Salvatores che vince l'Oscar e "Puerto Escondido".

Dal 1996 comincia il suo fortunato sodalizio con la pubblicità, lavorando con registi come Daniele Luchetti e Muccino. Nella primavera 1997 conduce su Italia 1 insieme ad Antonella Elia "Facciamo Cabaret", antesignano del fortunato "Zelig".

Bisio è anche presenza fissa nelle stagioni 1997-98 e 1998-99 di "Mai dire gol".

La sua attività prosegue per il cinema con "Asini" del 1999 insieme una intensa attività teatrale, tra cui "Grazie" monologo scritto da Daniel Pennac, "Coèsi se vi pare" insieme ad Elio e le storie tese" con i quali collabora fin dall'inizio della sua carriera artistica. Il successo di Zelig è ormai consolidato. Nel frattempo per il cinema è in "Natale a New York", "Manuale d'amore 2", "Amore bugie e calcetto", "Si può fare", " Ex" (per il quale è candidato al David di Donatello come miglior attore non protagonista) "Maschi contro femmine" e nel recente successo "Benvenuti al Sud".
Numerosissime le sue interpretazioni come doppiatore e le sue partecipazioni a programmi e fiction per la tv.

Nel 2011 sarà protagonista anche del sequel di Maschi contro Femmine ,  in uscita nelle sale l'11 febbraio 2011, e di Benvenuti al Nord, sequel di Benvenuti al Sud.




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Suso Cecchi D'Amico. La regina degli sceneggiatori.

Scritto da Paola Francesca Caselli • Sabato, 31 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Coffee Break

100interviste Suso Cecchi d'AmicoUn'altra stella del cinema italiano si è spenta ieri. Suso Cecchi D'Amico, la regina degli sceneggiatori italiani, è scomparsa ieri, all'età di 96 anni.


Nonostante nel nostro Paese, a differenza dei Paesi anglosassoni, non venga dato il giusto rilievo al lavoro degli sceneggiatori, molti dei quali restano degli sconosciuti ai piu', anche quando si tratta di film di grandissimo successo, Suso Cecchi D'Amico è un nome impresso nella memoria di generazioni di italiani e non solo degli addetti ai lavori.
A lei si devono tanti dei piu' bei film del cinema italiano, tra cui tutti i film di Luchino Visconti. Ma anche molti piu' recenti come ad esempio: "Oci Ciornie", "Il male Oscuro", "Speriamo che sia femmina".


Io, ho avuto la fortuna di incontrarla alcuni anni fa, in occasione di un Corso per sceneggiatori. Arrivò puntuale, nonostante la fatica che già le costava muoversi. E letteralmente ci incantò, con i suoi racconti di cinema, col suo "mestiere" raffinato. Una fermezza ruvida e potente che sposava perfettamente il timbro scuro della sua voce. Nello spazio di quella stanza, ricordo, sembrava occupare tutta l'aria. Una donna straordinaria, di quelle che lasciano un vuoto solido con la loro assenza.


Per ricordarla ho scelto un' intervista bellissima, realizzata dalla nipote Margherita


NOTE BIOGRAFICHE: Figlia del critico letterario Emilio Cecchi, per molti anni si dedica alla traduzione di testi letterari inglesi e francesi, nello stesso tempo intraprendendo l'attività giornalistica. Si unisce in matrimonio con il critico musicale Fedele D'Amico. Debutta nella scrittura cinematografica con “Mio figlio professore" (1946) di Renato Castellani, firmato assieme al
padre ed al commediografo Aldo De Benedetti. Collabora con Tellini e Luigi Zampa a “Vivere in pace" (1947) e “L'onorevole Angelina" (1947), entrambi diretti da quest'ultimo. Insieme a Cesare Zavattini, dà vita ad alcune delle opere più significative del neorealismo, da “Ladri di biciclette"(1948) a “Miracolo a Milano" (1951): allo sceneggiatore emiliano (come a Flaiano, con cui comincia a lavorare nel '46 per “Roma città libera" di
Marcello Pagliero), la unisce il gusto per la fusione del fantastico con il quotidiano in chiave drammatica, tuttavia non aliena da sottolineature ironiche. E' l'inizio di un percorso straordinario, che porterà il suo nome accanto a quello dei più prestigiosi registi di casa nostra: Michelangelo Antonioni (“I vinti", 1952; “La signora senza camelie", 1953; “Le amiche", 1955), Francesco Rosi (“La sfida", 1958; “I magliari", 1959; “Salvatore Giuliano", 1962), Alessandro Blasetti (“Tempi nostri", 1954; “Peccato che sia una canaglia", 1954), Renato Castellani (“Nella città l'inferno", 1958). E', tuttavia, il sodalizio
con Luchino Visconti a caratterizzare maggiormente la sua opera: a cominciare da “Bellissima"
(1951), ella firma tutti i titoli del regista milanese, ad eccezione de “La caduta degli dei" (1969) e di “Morte a Venezia" (1971). Pronta a farsi coinvolgere anche dal cinema di genere (lo spaghetti-western “L'uomo, l'orgoglio, la vendetta", 1967, di Luigi Bazzoni), predilige in ogni caso gli autori: è con Franco Zeffirelli per “La bisbetica domata" (1967), “Fratello sole, sorella luna" (1972) e “Gesù di Nazareth" (1977); con Citto Maselli per “Gli indifferenti" (1964): con Luigi Comencini
per “Le avventure di Pinocchio" (1972); con Nikita Mikhalkov per “Oci ciornie" (1987). Scomparso Visconti, si è legata artisticamente a Mario Monicelli: i frutti migliori dell'unione sono, probabilmente, “Speriamo che sia femmina" (1986) ed “Il male oscuro" (1990). Tra le sue fatiche più recenti, meritano segnalazione “La stanza dello scirocco" (1998) di Maurizio Sciarra e “Il cielo cade" (2000) di Andrea ed Antonio Frazzi. Il racconto dei suoi cinquant'anni d'attività nel cinema è contenuto nel volume “Storie di cinema... e qualcos'altro", pubblicato nel '96 da Garzanti.
(fonte RAI Italica)



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