Oggi parliamo con ... confidenze, curiosità, confessioni

Lo Chef del cinema Matteo Cappabianca - II parte

Scritto da Paola Francesca Caselli • Lunedì, 8 giugno 2009 • Commenti 1 • Categoria: Autogrill


Prosegue la nostra conversazione con lo Chef Matteo Cappabianca che ci ha risposto sulla 'cucina molecolare' e sugli additivi (La trovate QUI) e ora ci illustra la sua attività nel cinema.  In esclusiva per 100interviste e 100blog una sua ricetta.



Matteo Cappabianca, un'altra parola di moda ultimamente è FINGER FOOD cioe'?


"Il finger food è letteralmente il mangiare con le mani, lo spizzicare. Significa cioè creare piccoli bocconcini di cibi, con allestimenti divertenti, colorati. I mignon dolci e i salatini sono classici esempi di 'finger food' tradizionale. Il Finger food attuale è diventato di moda perchè si presta molto bene per allestimenti di Catering, per gli aperitivi, per feste originali ma anche ricevimenti in piedi. Un modo di mangiare e ospitare, che segue il passo dei tempi veloci in cui ormai siamo immersi. Anche qui abbiamo importato un po’ della tradizione giapponese del sushi, che utilizza piccoli bocconcini in tanti allestimenti diversi."

Tu hai realizzato molti allestimenti di Finger Food in questi anni.

"Per me il finger food significa mono-porzioni in cui il protagonista è il gioco e la fantasia. Ho creato dei menu completi, dall’antipasto al dolce, piu' di 20 portate diverse per sapori e colori.  Gli allestimenti di finger food danno un grande effetto scenografico e grande soddisfazione nel realizzarli. Adrià per esempio quando ha cominciato a fare finger food, si è fatto produrre appositamente piatti, ampolle e posate su misura, perchè non ne esistevano in commercio contenitori tanto piccoli per servire. Ora l’industria produce tutta la gamma utile in versione micro,  dai piatti alle posate e si possono fare cose spettacolari."

Matteo, tu hai portato a Roma la tradizione dell’aperitivo delle città del nord Italia, come Torino e Milano, avviando tra i primi nella capitale, l’appuntamento con l’aperitivo ormai divenuta un must ovunque .  Era il 2003 quando hai avviato due locali molto conosciuti a Roma "Freni e Frizioni" e "Société Lutèce",  portando una grande innovazione nel concetto di aperitivo della capitale e offrendo ai clienti moltissimi piatti diversi ogni sera: insalate, primi, zuppe, farinate, focacce, panzanella toscana, piatti regionali recuperati dalla tradizione, dolci, etc. E oggi?

"Uno Chef ha bisogno di  evolvere e in questa strada di evoluzione ho scelto di iniziare un nuovo percorso con l’idea di  realizzare un sogno che coltivo da molti anni, cioè quello della cucina nomade, che va ad incontrare la gente. In questa ottica ho avviato un’attività parallela che è il Catering per le produzioni cinematografiche. E’ un catering non tradizionale. Ho allestito una cucina mobile che segue e fa parte del set e ogni giorno preparo il pranzo o la cena per attori, tecnici, comparse. Il cinema insomma.

   
E’ un’esperienza interessante e divertente intanto perché ogni giorno si cambia location e allestimento, ogni giorno devo inventare un menu nuovo che segua gli orari ma anche i gusti e la disponibilità di ingredienti del luogo in cui ci troviamo. Ogni giorno diventa una nuova avventura per portare in tavola piatti semplici e genuini pensati considerando le esigenze di una troupe al lavoro, che nella maggior parte dei casi , starà per settimane lontano da casa. In questi casi e così come io lo intendo, lo Chef diventa un punto di riferimento e anche un ammortizzatore psicologico, gestendo le pause e i momenti di relax del set. Offrendo delle coccole quando serve, o il supporto alle tensioni del quotidiano, o i rimedi della nonna, qualche volta."

Prelibandia è il nome di questa avventura nomade. Che 'strade' hai viaggiato in questo anno?


"Abbiamo lavorato alla produzione di 'Inteligence' con Raoul Bova, che mi ha impegnato per molti mesi. Attualmente sto accompagnando  Ricky Tognazzi, che sta finendo di girare il suo nuovo film e poi andrò a raggiungere il set di Carlo Vanzina"

Ci racconti un aneddoto ?


"Posso dirti il piatto preferito di Ricky Tognazzi: i bucatini al pomodoro fresco e pecorino e la dieta di Raoul Bova: pesce bianco o filetto, verdure di stagione, pane tostato."

E il piatto 'cool' della cucina mobile?


"Non mi piacciono le parole straniere. In questo momento la focaccia alla genovese con pomodoro e cipolla, preparata espressa sulla cucina mobile, ogni mattina è la gioia di tutto il set. Piccole soddisfazioni quotidiane."



E' vero che i romani ti hanno ribattezzato?

"Si'! (ride ndr.) Sul set mi chiamano ‘er parola’, per scherzare sul fatto che dicono che non parlo mai. I romani sono creativi, per questo mi trovo bene in questa città."


Ci dai una ricetta per i nostri lettori?


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Cucina molecolare e NAS il parere dello Chef Matteo Cappabianca - I parte

Scritto da Paola Francesca Caselli • Domenica, 7 giugno 2009 • Commenti 4 • Categoria: Autogrill


Negli ultimi giorni ha fatto molto scalpore la notizia di una serie di controlli dei NAS a prestigiose cucine italiane, guidate da famosissimi Chef. Nel setaccio degli inquirenti sale, olio, sughi, creme, alla ricerca di additivi  ipotizzati dannosi per la salute o non conformi alla Legge in tema di alimentazione. Per cercare di capire un po’ meglio di cosa si sta parlando e cosa sono questi additivi,  abbiamo cercato la consulenza di uno Chef.


Matteo Cappabianca, torinese, segno zodiacale Sagittario. Ex-scenografo. Un giovane talento artistico reinventato in cucina.

Silenzioso ma operoso, come ogni torinese che si rispetti. Un torinese Doc, di origini pugliesi, naturalizzato romano.

Chef, che cos' è la  cucina creativa?



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