Sicurezza in Italia.Intervista ad un uomo invisibile
Scritto da Paola Francesca Caselli • Giovedì, 23 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Tenda nel desertoAlle celebrazioni partecipano, da 17 anni, anche i familiari degli agenti uccisi. Un'occasione per riflettere circa il silenzio che spesso avvolge questi 'Angeli custodi', una sorta di uomini 'invisibili' che ogni giorno nel nostro Paese si adoperano per garantire l'incolumità di personaggi pubblici, cariche istituzionali, testimoni di giustizia. Conoscere meglio la loro realtà e ascoltarne la testimonianza è un altro modo per onorare la memoria dei loro colleghi uccisi.
Dagli anni '60 al 2000 oltre 40 appartenenti alle Forze dell'Ordine hanno perso la vita per mano della mafia.

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare,
quali che siano le conseguenze personali,
quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana"
(Frase di J.F.Kennedy, che Giovanni Falcone amava ripetere)
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si entrati in un gioco troppo grande. Si muore perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato, che lo Stato non è riuscito a proteggere”.
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si entrati in un gioco troppo grande. Si muore perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato, che lo Stato non è riuscito a proteggere”.
(Giovanni Falcone)
( Le generalità reali dell'intervistato sono state omesse per motivi di sicurezza e sostituite con un nome fittizio: Angelo ndr.)

Angelo, può dirmi il suo grado e il corpo a cui appartiene?
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