Oggi parliamo con ... confidenze, curiosità, confessioni

Sicurezza in Italia.Intervista ad un uomo invisibile

Scritto da Paola Francesca Caselli • Giovedì, 23 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Tenda nel deserto

Lo scorso 23 maggio ricorreva l'anniversario della strage di Capaci, in cui fu ucciso Giovanni Falcone, insieme a Francesca Morvillo e ai tre agenti della sua scorta: Antonio Montinari, Vito Schifani, Rocco Dicillo. Il 19 luglio è stato l'anniversario dell' uccisione di Paolo Borsellino e di 5 dei suoi  agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Claudio Traina.

Alle celebrazioni partecipano, da 17 anni, anche i familiari degli agenti uccisi. Un'occasione per riflettere circa il silenzio che spesso avvolge questi 'Angeli custodi', una sorta di uomini 'invisibili' che ogni giorno nel nostro Paese si adoperano per garantire l'incolumità di personaggi pubblici, cariche istituzionali, testimoni di giustizia. Conoscere meglio la loro realtà e ascoltarne la testimonianza è un altro modo per onorare la memoria dei loro colleghi uccisi.


Dagli anni '60 al 2000 oltre 40 appartenenti alle Forze dell'Ordine hanno perso la vita per mano della mafia.




"Un uomo fa quello che è suo dovere fare,

quali che siano le conseguenze personali,

quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.

Questa è la base di tutta la moralità umana"

(Frase di J.F.Kennedy, che Giovanni Falcone amava ripetere)


“Si muore generalmente perché si è soli o perché si entrati in un gioco troppo grande. Si muore perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato, che lo Stato non è riuscito a proteggere”.

(Giovanni Falcone)


( Le generalità reali dell'intervistato sono state omesse per motivi di sicurezza e sostituite con un nome fittizio: Angelo ndr.)


Angelo, può dirmi il suo grado e il corpo a cui appartiene?






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Quelli che non si arrendono: Claudio Fava

Scritto da Paola Francesca Caselli • Lunedì, 22 giugno 2009 • Commenti 0 • Categoria: Bouvètte


<<A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?>>

Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide,15/09/1925 – Catania 5/01/1984). Scrittore, giornalista e drammaturgo, oltre che saggista e sceneggiatore. Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice.

È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale anti-mafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l'Orso d'Oro al Festival di Berlino  1980. È stato ucciso nel gennaio 1984 e per il delitto sono stati condannati dei membri del clan mafioso dei Santapaola.

È stato il secondo intellettuale ucciso da Cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978). È il padre del giornalista e politico Claudio Fava.


Claudio Fava, 52 anni, è nato a Catania. Laureato in Giurisprudenza, giornalista professionista dal 1982, ha lavorato per il Corriere della Sera, l'Espresso, l'Europeo e la Rai, in Italia e dall'estero. Dal 1984, dopo l'uccisione del padre, ha assunto la direzione de "I Siciliani" raccogliendo, assieme a tutti gli altri giovani compagni della redazione, il testimone di una battaglia che ha saputo fare, di questa rivista, un laboratorio di nuova cultura della legalità e dell'impegno antimafioso. Corrispondente per l'Espresso dall'America Latina alla fine degli anni Ottanta, è stato inviato speciale per molti giornali su numerosi fronti di pace e di guerra, dalla Somalia alla Cambogia, dall'Algeria al Libano, dal Salvador al Cile. Dal 1994 è editorialista de l'Unità. Fava ha sempre incrociato l'attività professionale con l'impegno politico. Tra i fondatori della Rete, deputato all'Assemblea Regionale siciliana nel '91 e al Parlamento nazionale dal 1992 al 1994 (componente dell'Ufficio di Presidenza della Commissione Stragi e della Commissione Esteri). Il 13 giugno 2004 è stato rieletto per la seconda volta deputato al Parlamento Europeo, nella lista 'Uniti nell'Ulivo', con 221.958 preferenze. E' stato vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale, membro sostituto della Commissione per gli affari esteri, della Commissione per la pesca, della Commissione per lo sviluppo e della Sottocommissione per i diritti dell'uomo. Componente della Direzione Nazionale dei Democratici di sinistra, è stato segretario del partito in Sicilia fino al luglio 2001. Dal 2009 è coordinatore nazionale di Sinistra e Libertà. Autore di numerosi libri e romanzi, ha scritto, assieme a Monica Zapelli e Marco Tullio Giordana, la sceneggiatura de "I cento passi" premiata, nel 2001, con il Leone d'Oro al festival di Venezia, con il Davide di Donatello e con il Nastro d'Argento.


Claudio Fava. Quanto è cambiato il nostro Paese dall'84 a oggi?
Le vite sacrificate alla lotta alla mafia sono servite a ottenere risultati?

"Non parlerei di sacrificio. Nella vita di quanti sono morti per mano mafiosa c'è anzitutto la dignità di un mestiere, di un impegno civile, di una scelta di rigore morale. Che non sempre, in questo paese paga. E' cambiata l'Italia in questi 25 anni? Si sono ridotti gli spazi di impunità e s'è costruita una memoria collettiva, patrimonio di tanti, non solo di chi ha conosciuto e subito personalmente la durezza di quelle vicende. E' un paese più consapevole ma ancora incapace di assumere la lotta alla mafia tra le priorità civili e politiche".


Delle scorse settimane la notizia della concessione degli arresti domiciliari da 41bis ad un esponente mafioso. Parte del mondo politico, della magistratura e della società si indignano. Un'altra parte ritiene il 41bis un provvedimento 'superato'.


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