Addio a Maria Schneider. Una delle ultime interviste.
Scritto da Paola Francesca Caselli • Venerdì, 4 febbraio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Wine cornerMaria Schneider, la celebre attrice francese, si è spenta ieri a Parigi, dopo una lunga malattia.


Maria Schneider aveva 58 anni, era nata il 27 marzo del 1952, sotto il segno dell'Ariete. Impulsiva, irrequieta, vitale, passionale, inquieta, l'attrice ha rappresentato il sogno erotico di una generazione, dopo aver interpretato, insieme a Marlon Brando, "Ultimo Tango a Parigi", cult movie del 1972, per la regia di Bernardo Bertolucci.

La sua carriera e la sua vita personale furono molto segnati da quel film che interpretò appena 19enne. Un ruolo che divenne sinonimo di scandalo per molti anni. Nonostante abbia interpretato diversi film, non ha mai ottenuto un ruolo da protagonista, nè ha potuto esprimere tutte le sua qualità artistiche.
Per ricordarla e anche conoscerla meglio, ho scelto di proporvi una bellissima intervista, realizzata nel 2007 Cristiano Malgioglio, per il quotidiano Libero.
Malgioglio, alcuni anni prima, nel 1996, aveva realizzato con la Schneider, un disco-tributo dedicato a Lucio Battisti. Il disco, intitolato "Senor Battisti", fu prodotto e cantato dalla stessa Maria Schneider.
Ecco l'intervista:
Prima di iniziare la nostra chiacchierata ordina un bicchiere di vino rosso siciliano. Superati i convenevoli, accende una sigaretta e dice: «Non amo raccontarmi, odio le interviste, l’ultima risale a un paio di anni fa. Ho bruciato anni della mia vita in esperienze molto forti, oggi sonovuna donna serena. Ho fatto tutto ciò che ho desiderato fare. Ho avuto molti incontri e se so di avere davanti molta strada da percorrere per ritrovare la Maria che nessuno conosce, forse neanch’io».
È stata considerata un’icona degli anni Settanta, una delle attrici più celebri di quel periodo, ha fatto impazzire uomini e donne. Della Schneider di allora, oggi, è rimasto il segno?
«Sicuramente dei miei film - ne ho girati più di cinquanta - è rimasto il mio modo di essere: mai essere condizionata da nessuno. Gli anni Settanta per me sono stati pieni di gioia. Il cinema era potente, le attrici erano straordinarie, si viveva un’aria di libertà, non avevamo l’incubo dell’Aids, pensavamo tutti di cambiare il mondo. Invece ci sono ancora le guerre e continueranno ad esserci. Come vedi, oggi a cinquant’anni per i signori del cinema sei già vecchia e nessuno ti chiama per offrirti un ruolo da protagonista, come credo di meritare. La mia amica Angelica Huston, per vivere, si è data alla regia. L’unica che non si ferma mai è Meryl Streep».
Nella sua carriera ha lavorato con grandi registi, Antonioni, Zeffirelli, Comencini, René Clement, Bertolucci. Cosa le hanno insegnato questi maestri?
«Da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Ricordo che da ragazzina vedevo tutti i film di Antonioni, Dio mio che emozione! La fortuna ha voluto che un giorno lavorassi con lui nel film Professione: reporter, accanto a Jack Nicholson. Devo anche ringraziare René Clement. Come pure Comencini che mi ha diretta in Cercasi Gesù con Beppe Grillo. La sceneggiatura era del vostro geniale autore Antonio Ricci. Con loro ho affinato il mestiere di attrice, non con gli altri».
Maria! Ha dimenticato Bernardo Bertolucci che l’ha resa famosa in tutto il mondo con Ultimo tango a Parigi.
«Bertolucci non è stato un Visconti, un Antonioni, un De Sica, tanto per fare qualche nome. Lui è stato osannato per quel film, penso che se non ci fosse stato Marlon Brando e la sottoscritta, quel film sarebbe stato un insuccesso. In quel film mi sono sentita violentata e ancora oggi porto con me le sofferenze di qualche scena. Dopo Via col vento, Ultimo tango a Parigi è stato il film più visto in assoluto. Ancora oggi, in due sale di Parigi è stato proiettato con grande successo di incassi. Bertolucci non è mai stato un amico, ricordo che il mio compenso è stato quasi irrisorio.
Lui nei miei momenti di crisi non è mai corso in mio aiuto. Da uno di sinistra avrei dovuto aspettarmelo».
Se lei non avesse interpretato Ultimo tango a Parigi sarebbe riuscita lo stesso a sfondare?
«Avrei iniziato questo percorso più lentamente e ci sarei riuscita: Zurlini mi voleva come altri registi di fama, ma il destino ha voluto che il successo arrivasse come una tempesta, ancora in giovane età, con quel
film».
Come si comportava con lei Brando?
«Era meraviglioso, educato, affettuoso, per me è stato come un padre. Durante le scene più forti si avvicinava accarezzandomi i capelli e dicendomi: "Maria, non preoccuparti, è solo una finzione". Le mie amiche erano pazze di lui, ma a me lasciava indifferente. Allora i miei idoli erano James Dean e Montgomery Cliff».
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